pesca in Kamchatka

La decisione di intraprendere un viaggio di pesca in Kamchatka è nata quasi per caso: un giorno di metà Novembre dell’anno scorso, navigando su internet incappai in un documentario che trattava della pesca dei salmoni con la mosca in un fiume fantastico, sperduto e ricco di pesce nel bel mezzo di una regione ancora incontaminata: la penisola della Kamchatka.

Iniziai pertanto, ad informarmi e a raccogliere tutte le informazioni necessarie su come si sarebbe potuto organizzare operativamente un viaggio di pesca in queste terre cosi selvagge. Considerando le numerose difficoltà logistiche e burocratiche che avrei dovuto affrontare, optai per affidarmi ad un tour operator serio e con esperienza.

Dopo alcuni mesi di preparazione nei quali abbiamo pianificato tutti i dettagli, organizzato tutti gli spostamenti e messo a punto l’attrezzatura, finalmente siamo pronti per partire!

Il viaggio si prospetta lungo e faticoso, ma l’adrenalina è ormai entrata in circolo e tutto passa in secondo piano rispetto al desiderio di poter, a breve, avere finalmente in canna il salmone che sognavo fin da bambino!

Inizio il viaggio da solo, dall’aeroporto di Zurigo con destinazione Mosca, dove incontrerò i compagni di viaggio; tutti insieme ci imbarchiamo in direzione Petropavlovsk-Kamchatskiy e dopo un volo di quasi dieci ore, sbarchiamo nella capitale della Kamchatka situata all’estremo nord est della Russia. Da qui ci aspetta ancora un giorno e mezzo di trasferimento su un “grande camioncino”, munito di pneumatici con una diametro di almeno un metro e mezzo, che sembra poter affrontare veramente qualsiasi tipo di terreno e non solo… (attraverseremo infatti, anche ben due fiumi con questo mezzo!)  Durante questo tragitto abbiamo il piacere di osservare le bellezze naturalistiche di questa terra: foreste vergini che si estendono fino a perdita d’occhio, vulcani imponenti con le cime ricoperte di neve e ovviamente fiumi e laghi incontaminati e selvaggi. Il clima è mite e la temperatura risulta abbastanza gradevole, aggirandosi tra i 12 e i 14 gradi. Ci fermiamo a dormire a metà strada nella cittadina di Milkovo dove il tempo sembra essersi fermato a 50-60 anni fa; le case sono per lo più realizzate in legno e i simboli del regime comunista sono ancora ben evidenti

. La cosa che più mi impressiona è una gigantografia dell’eroe nazionale Russo Jurij Alekseevič Gagarin (il primo uomo ad andare nello spazio) dipinta su una delle poche case in muratura presenti. Percepisco quanto il valore del regime comunista sia ancora radicato e intrinseco in questa regione e nella cultura del popolo russo e quanto quest’ultimi siano fieri di mostrare i simboli e la storia del loro “recente” passato. La mattina seguente ci rimettiamo in marcia con un unico obiettivo: raggiungere il “nostro” fiume Icha.

       

Dopo circa 4 ore di strada sterrata siamo davvero provati ma ormai manca veramente poco e l’atmosfera, nel camioncino, inizia a diventare frizzante e vivace, la stanchezza e lo stress del lungo viaggio improvvisamente lasciano lo spazio solo alla voglia di pescare. Finalmente arriviamo sul fiume che si presenta cristallino ma allo stesso tempo impetuoso e tremendamente selvaggio. Essere lì in quel preciso momento, lontano centinaia di chilometri dalla “civiltà”, immerso in un contesto così autentico e naturale mi fa sentire personalmente come direbbe Ungaretti come “una fibra dell’universo”.

Frenetici di pescare in questo fiume, il cui accesso stato scoperto solo pochi anni fa, saltiamo sui gommoni e discendiamo il fiume per circa 30 Km prima di arrivare al lodge. Sistemati i bagagli e consumato un fugace pranzo, finalmente raggiungiamo le pools designate alla pesca. La prima cosa che noto appena sceso dal gommone, è un imponente, quanto inquietante, impronta di orso, che fin da subito mi fa capire di essere solo un ospite di passaggio in questo territorio.

Dopo aver scattato qualche foto ricordo, mi concentro subito sull’azione di pesca: inizio con una canna 9’ per coda 7 ed uno streamer di color pink fluo. Pochi lanci e subito attacco il mio primo salmone: è un Chum! Non è grosso ma l’emozione è ormai alle stelle, accendo una sigaretta e mi godo questo momento seduto su un sasso, prima di riiniziare l’azione di pesca. Capisco che la mia attrezzatura è un po’ sottodimensionata per questi potenti pesci, cosi cambio immediatamente, optando per una 9’ coda 9 con punta affondante. Non sono molto pratico con attrezzature così pesanti ma grazie ai consigli della nostra guida riesco in pochi lanci a capire come presentare nel modo giusto lo streamer ai nostri amici pinnuti. Le catture si susseguono una dopo l’altra, alternando salmoni di diverse varietà (Chum, Sockeye e Coho), trote iridee di una combattività esagerata, salmerini artici dai colori mozzafiato, dolly warden e il raro ed ambito Kunja capace di raggiungere tranquillamente il metro di lunghezza e lontano parente del salmone del Danubio e del Taimem. La varietà di specie e la conformazione del fiume ci permette di non annoiarsi, potendo praticare diverse tecniche di pesca a mosca: dalla ninfa, alla secca fino ad arrivare allo streamer. I primi giorni con il meteo siamo fortunati, sole e temperature gradevolissime ci allietano ancora di più la nostra vacanza. Il penultimo giorno però, il tempo cambia e una pioggia insistente ci costringe a pescare sotto l’acqua per quasi un’intera giornata ed anche il fiume inizia poco a poco ad alzarsi assumendo un colore leggermente velato. Forse proprio grazie a queste condizioni particolari che riusciamo a vivere il “pomeriggio magico del Kunja”: in poche ore catturiamo diversi esemplari di questo affascinante salmonide tra i quali un pesce record che sfiorava quasi i 10 kg preso dal compagno di avventura Nerio.

                   

Siamo ormai arrivati alla fine della nostra avventura e dopo aver salutato il simpatico e disponibilissimo staff del lodge e la nostra guida Vitaly, “impeccabile guadinatore” di salmoni, iniziamo il nostro viaggio di rientro. Le foreste incontaminate e rigogliose, il magnifico fiume Icha, ricco di pesci da sogno e l’atmosfera magica e unica della “Madre Russia” hanno lasciato nel nostro cuore qualcosa di più profondo di una semplice avventura di pesca. Con la speranza di poter trovare, magari tra qualche anno, questi territori ancora vergini e selvaggi come lo sono oggi, decolliamo da Petropavlovsk-Kamchatskiy per rientrare a Mosca. Dasvidanya Kamchatka!

Articolo Scritto di Alessandro Cividini

 

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