La mia parachute spent

Iniziai a interessarmi al montaggio parachute negli anni ottanta, dopo aver letto un articolo di Roberto Pragliola che ne parlava in termini positivi. Poco tempo dopo, nel libro Trote e mosche in acque veloci, Pragliola propose il montaggio Paracross, ideato da Paolo Salerni, dove era utilizzata una croce di Nylon sotto alla quale si avvolgeva l’hackle di gallo.

Era un’idea nuova, un’innovazione al montaggio classico, per cui provai a costruire le paracross. Ebbi dei problemi a montare le ali verticali, per via della croce di nylon, forse dovuti alla scarsa dimestichezza con il montaggio.

Probabilmente, se avessi insistito, avrei ottenuto risultati migliori, ma non trovai il montaggio stimolante. Il montaggio Paracross mi fu utile comunque perché mi indusse a pensare che fosse possibile uscire dagli schemi del montaggio parachute classico.

Possibile, ma non facile perché trovai un montaggio alternativo solo negli anni novanta, basato sull’utilizzo di una striscia di foam. Realizzai la mia parachute, artificiale ormai noto, e da quella elaborai alcune varianti al montaggio come la parachute spent che propongo in questa occasione.

 

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