Da alcuni anni ormai sento parlare e leggo racconti sui viaggi di pesca a mosca nella penisola di Kola: brown trout di grandi dimensioni, grasse e in piena salute, capaci di sprigionare una potenza impressionante una volta allamate, pesci selvatici al 100% in una natura selvaggia e incontaminata, insomma un paradiso per noi pescatori a mosca. Purtroppo, a causa dell’esclusività e del periodo di pesca limitato non sono mai riuscito ad andarci; quest’anno però, con un po’ di fortuna ho avuto finalmente la possibilità di realizzare il mio sogno e a riservare una canna per il Kharlovka trout program! Dopo mesi di preparazione, e con tante aspettative, insieme ad altri 5 compagni ci apprestiamo a partire per questa affascinante avventura. Il gruppo è internazionale: un Italiano (io), un Giapponese (Tomo), un Russo naturalizzato Svizzero (Jan), un Ticinese (Gerry), un Inglese (Chris) e uno Svizzero di Lucerna (Urs), tutti appassionati, anzi direi “malati” per la pesca a mosca!

La settimana prima della partenza l’adrenalina inizia a salire, ormai ci siamo! Ci concentriamo a limare gli ultimi dettagli e controllare che tutta l’attrezzatura sia al completo; in viaggi di questo tipo, risulta molto importante assicurarsi di non dimenticare nulla a casa, una semplice dimenticanza potrebbe farci passare una settimana da incubo. Il programma prevede infatti, di pernottare accampati in tenda per tutta la settimana nella tundra più remota, senza acqua corrente, senza elettricità, senza servizi igienici, senza riscaldamento, insomma senza nessun confort al quale siamo abituati nella vita di tutti i giorni. Saremo solo noi e la natura più selvaggia! In tali condizioni, il freddo, il vento e la pioggia possono risultare dei pessimi compagni di viaggio e proprio per questo, durante le ore che precedono la partenza controlliamo freneticamente il meteo. Questo da un lato ci spaventa ma dall’altro rende questa spedizione ancora più carica di aspettative e fascino. Le previsioni sembrerebbero comunque dalla nostra parte: temperature non troppo basse e precipitazioni praticamente nulle durante tutta la settimana. Quindi, con il morale alle stelle e fiduciosi raggiungiamo Murmansk, la città capoluogo della penisola di Kola. Il viaggio non è però finito lì: ci aspettano ancora 4 ore di trasferimento in pullman fino all’eliporto del Rynda Camp da dove decolleremo nuovamente per raggiungere finalmente la nostra destinazione finale di pesca. Notiamo subito che l’elicottero ha un aspetto alquanto fatiscente, sembra tenuto insieme da pezzi di lamiera saldati qua e là, ma non abbiamo alternative…non ci resta che salire e sperare che tutto vada liscio. Sorvoliamo la tundra dall’alto ammirandola in tutto il suo splendore, lo sguardo si perde tra laghi e fiumi fino a perdita d’occhio avvolti nel frastuono assordante dell’elicottero. Dopo circa 30 minuti arriviamo sulle rive del fiume Litza: i primi tre giorni pescheremo nella Bush Pool, per poi spostarci gli ultimi 3 nella famosa e rinomata Dream Pool sul fiume Kharlovka.

Contrariamente alle previsioni, appena scesi dall’elicottero troviamo un vento moderato con forti raffiche e guardando la nostra guida Igor chiediamo spiegazioni:

“Come mai questo vento quando le previsioni davano vento a 0 Km/h?”

Lui ci risponde sorridendo: “Qui tundra…no previsioni!”, come per dire che il meteo in tundra può cambiare così rapidamente dà avere la stessa valenza dell’oroscopo…ovvero lascia il tempo che trova! Dopo aver appreso questa “verità” sulla meteorologia russa ci apprestiamo a montare l’accampamento. Il vento non ci dà tregua e come se non bastasse, gli insetti iniziano fin da subito a farci capire che non scherzano; in tal modo ci vediamo costretti a tirar fuori immediatamente i nostri spray repellenti a base di DDT facendogli intendere che venderemo cara la pelle!

Il luogo è veramente inospitale e difficile: vento, terreno paludoso e insetti ampliano, e non di poco, tale sensazione. La voglia di allamare una delle favolose brown ci dà però, la forza di dimenticare tutte le asperità e di immergerci appieno nella pesca.

Inizialmente le famose trote della penisola di Kola non collaborano, sembrano inchiodate sul fondo. Siamo costretti a montare dei generosi streamers per cercare di stimolare la loro aggressività. La tattica funziona ed iniziamo ad agganciare le prime fario; sono bellissime, con dei colori mozzafiato e dotate di una potenza inaudita.

Peschiamo giorno e notte come fossimo posseduti, lasciando al sonno solo poche ore. La notte è in assoluto il momento più magico ed affascinante per pescare.

Una sera dopo aver cenato, io e il mio compagno Tomo decidiamo di battere un tratto di fiume caratterizzato da rapide veloci e turbolente; sicuramente un posto non facile da pescare ma che, secondo noi, potrebbe nascondere delle gradite sorprese. Scorgo subito dietro ad un grosso masso un “occhio” di corrente più tranquilla, ideale nascondiglio per un pesce importante. Lancio il mio streamer ed appena esso tocca la superficie, una scena da cardiopalma mi si presenta davanti ai miei occhi: una grossa trota attacca il mio leech nero a galla saltando completamente fuori dall’acqua. Il cuore mi sale in gola e rimango per qualche secondo senza fiato. Non c’è tempo da perdere però, la maestosa brown inizia subito a scendere attraverso le rapide; provo invano a forzarla ma non ne vuole sapere…sono costretto a seguirla per alcune decine di metri fino ad arrivare all’imbocco del lago. Lì la corrente diminuisce dandomi la possibilità di far stancare il pesce con più calma.  Dopo alcuni interminabili minuti di combattimento grido al mio amico Tomo di avvicinarsi che a breve la trota dovrebbe essere pronta per il guadino. Ancora qualche istante che sembra non finire mai e finalmente…yeah!!! La magnifica brown entra nel guadino. Mi siedo su un sasso sfinito ed esausto dall’emozione. Due foto di rito e diamo a questo fantastico pesce nuovamente la libertà.  Passano pochi istanti ed è il turno di Tomo: “Fishhhhh!!!”, mi grida lui con il suo inconfondibile accento asiatico. Questa volta l’onore del guadino tocca a me. E’ meno lunga della precedente ma talmente grassa e in salute da farmi esclamare: “This is not a fish…but a pig with the fins” e nell’euforia generale ci lasciamo andare ad una esilarante risata (ricordate: non è mai facile far ridere un Giapponese…almeno così dicono…ma non è il caso di Tomo, lui è sempre allegro e pronto a sorridere!)

Nei giorni successivi, qualche timida schiusa fa attivare le trote anche in superfice regalandoci il privilegio di poter assistere ad uno spettacolo naturale di assoluta bellezza; vedere infatti in una pool, 10-15 pesci sopra i 3 kg bollare sage e stone fly di generose dimensioni non è cosa di tutti i giorni. Non sono comunque pesci facili, prevalentemente bollano in mezzo al fiume, veramente troppo lontano anche per il più provetto dei lanciatori. Ci sediamo, cosi, su un sasso ad ammirare lo spettacolo che da solo potrebbe valere il viaggio sperando che le trote inizino ad attivarsi anche a distanze più “umane”. L’ultimo giorno riusciamo tutti a divertirci a secca anche se i migliori risultati li ottengono i più bravi lanciatori del gruppo in quanto le distanze alle quali le nostre amiche brown bollano si aggirano sempre sui 25-30 mt. In totale prendiamo in 6 giorni di pesca più di 60 trote sopra i 2 kg con una big brown di 4 kg, insomma un bottino del quale non possiamo lamentarci.

La nostra avventura si avvia verso la conclusione e purtroppo è tempo di fare i bagagli; siamo da un lato contenti di poter ritornare alla vita civile e più confortevole ma dall’altro tristi nel dover lasciare questa fantastica terra, questi paesaggi incontaminati, questi orizzonti carichi di sfumature di luci e colori mozzafiato e ovviamente, per non poter più pescare questi pesci semplicemente da urlo! Non sarà facile ottenere anche per l’anno prossimo la possibilità di pescare in questo magnifico posto ma farò di tutto per tornarci almeno un’altra volta in vita mia: ne vale veramente la pena!

Autore: Cividini