• pescatore a moscaDa quanto peschi?

 

Da quando avevo i calzoni corti e andavo alle elementari, una vita fa e a Firenze, in Arno potevamo ancora fare il bagno. Allora conoscevo solo lombrichi, o bigattini (non ne compravo un chilo, ma solo 30 lire, un pugnello!) avevo un paio di sugherini e una canna fissa inadeguata per dei risultati interessanti, ma sul fiume vivevo ugualmente e  intensamente la “mia ” avventura nell’ambiente al pari di Sandokan o di altri eroi dei fumetti.

 

  • Perché ti piace Pescare a mosca?

 

Che domanda! Forse non c’è un perché, o se c’è è talmente forte e intimo che non ha risposta. E’ come se mi chiedessero perché mi piacciono l’aria e l’acqua pulite, o un tramonto di fuoco, o gli occhi azzurri di una donna, la mia….

 

  • Quale la tua tecnica di pesca preferita con la mosca?

 

Senza dubbio la mosca secca. Quando una trota o un temolo scelgono a baciare la mia mosca, nella bollata si incontrano due esistenze, la mia e la loro ed è un incontro affascinante, sempre nuovo che esalta (di certo più me che loro….).  Tuttavia, quando non c’è attività non disdegno lanciare qualche ninfa, mentre da qualche anno non disdegno neppure lo streamer che mi permette di andare in profondità e snidare “le grosse” lasciando in pace il novellame di temoli o trotelle sotto misura.

 

  • Hai una mosca segreta?

 

Certo che no! Ne ho di predilette perché nel tempo mi hanno regalato bei momenti, ma tutti i miei “segreti” li ho confidati  solo ai miei diari di pesca accessibili a tutti nel mio sito www.daverifly.it.   Poi ogni tanto sboccia un nuovo amore.

 

  • Quale elemento della pesca a mosca ritieni fondamentale in pesca?

 

Il rispetto e l’osservanza delle regole. Su questo sono piuttosto intransigente il che  mi procura anche parecchie contestazioni e antagonismi. Sia che si peschi a ninfa, secca o streamer immagino che si debba praticare una pesca “essenziale” senza orpelli o marchingegni facilitatori delle catture. Infatti  per me queste hanno meno valore se ottenute con mezzi poco “ortodossi” o discutibili, e allora che “sportivi” saremmo? Alludo a piombini, galleggianti, esche siliconiche, pasturazioni ecc. ecc.  Inoltre nel nostro DNA dovrebbe avere un posto preminente  il rispetto e la tutela dell’acqua e dei pescatori tutti, anche di chi non la pensa come noi o pesca al tocco.

 

  • Peschi solo a mosca? Che tecniche pratichi, in genere dove e rivolte a che pesce?

 

Dal 1967, ovvero da quando sono approdato alla pesca a mosca non ho usato altra tecnica. L’amore e la passione, quelle vere, non ammettono “distrazioni” ☺ . Sulle tecniche ho già detto, secca, ninfa e streamer, rispettivamente in percentuali 70%-10%-20%. all’incirca, mentre per i pesci ho un debole per le trote  seguite dai temoli. Questo fa sì che sia sovente oltre confine anche se per certi aspetti è una pesca “virtuale”. Sik!    ☹

 

  • Peschi da solo o in compagnia? 

 

Se dovessi pescare da solo forse avrei smesso da tempo. Ma l’unione fa la forza e dunque da moltissimi anni il gruppo “Amici miei” ha girato fiumi in lungo e in largo. Tuttavia sul fiume non amo pescare gomito a gomito, a mio avviso è in contrasto con il mio senso di libertà nell’ambiente e al feeling che si deve instaurare fra il fiume con i suoi segreti  e chi lo frequenta. In torrente alternarsi con un compagno “collaudato” può essere un piacere, ma deve essere in vera sintonia, ed è capitato.

 

  • Qual’è il luogo in cui ti piace pescare di più? 

 

Altra domanda impossibile. Tutti quelli dove avrò la possibilità di pescare, direi… Se poi mi chiedi delle esperienze passate, direi  ancora tutti,  perché senza di quelli io non sarei io, ma un po’ diverso.

 

  • Qual’è la tua preda più ambita? 

 

Anche se sembrerà strano non mi interessano troppo le prede esotiche e anche i salmoni tutto sommato, a parte il tita-tira…..Ripensando anche all’Alaska poi sono rimasto interdetto e deluso per l’accanimento collettivo al limite dell’isteria, che non conosce regole su questi pesci in riproduzione anche se destinati alla morte. Invece mi mancano le steel head, una pesca specifica di una certa difficoltà e costanza in ambienti esclusivi.

 

  • Costruisci le tue mosche da solo o le compri?

 

Sai che per anni mi sono interessato di articoli per la pesca a mosca e dunque avevo un accesso facilitato alle mosche già fatte. Le Devaux erano e in parte sono ancora  il mio cavallo di battaglia. Poi, una volta in pensione ho ripreso a costruire e le scatole nel gilet sono aumentate.

 

  • La tua coda preferita?

 

Quella alla vaccinara! A parte qualche DTF o WFF è l’unica degna di considerazione da parte mia.

 

  • La tua canna preferita?

 

Non posso risponderti. Ma non per evitare la pubblicità, ma perché le mie, pur essendo poco blasonate, a me vanno bene ugualmente e con ciò non vorrei “turbare” il mercato.:☺ La canna per me è solo un attrezzo….o poco più.  (Eresia!) Ma anche se non titolate, mai apparse sulle copertine del ” Fly Economist” le amo profondamente perché mi assomigliano e sul fiume sono parte di me.

 

  • Qual’è il tuo sogno di pescatore a mosca?

 

Che tutti i pescatori italiani formassero un tutt’uno. Un’unica associazione unita e granitica, senza antagonismi, presidenti, prime donne, ambizioni, maestri o personaggi. E tutti insieme ci muovessimo non con la sola finalità di pescare tanti pesci, sempre e dovunque,  di promuovere tanti no-kill, o auto ammirarsi come spesso succede, ma lavorare tutti, in prima persona, impegnandosi, ciascuno secondo le proprie possibilità o attitudini per la protezione dell’acqua che è un patrimonio comune e indispensabile. I pesci poi sicuramente verrebbero di conseguenza.

 

  • Cosa ti piacerebbe cambiare in Italia relativamente alla pesca?

 

La mentalità  e l’andazzo corrente. L’educazione e la responsabilità di chi si avvicina a un fiume e di chi lo amministra. Con le problematiche che gravano sull’acqua, sui fiumi e  sull’ambiente trovo incredibile che chiunque, solo pagando una tassa, possa recarsi su un fiume e fare quello che crede.  Vorrei che per praticare la pesca si dovesse seguire un corso specifico e sostenere un esame (come per la patente auto) dove si trattassero argomenti di ittiologia, salvaguardia, tecniche, comportamenti, divieti ecc. Dopo di che, con gli introiti, vorrei che ci fosse sorveglianza adeguata e i trasgressori subissero una giusta pena. Vorrei che le pseudo Associazioni esistenti si interessassero più di fiumi che di consenso politico  dopo di che  non mi dispiacerebbe se le acque tornassero tutte pubbliche, da nord a sud, senza tesserini, bollini, gabelle, prenotazioni, bonifici, con normative e regolamenti chiari, comprensibili e più o meno uniformi. Intendiamoci, molto si sta facendo, ma non basta e forse con la licenza di pesca che auspico, potrebbe essere auspicabile un giorno all’anno di “servizio civile” per i fiumi e l’ambiente (ripopolamento, sorveglianza ecc.) un modo concreto per acquisire coscienza e responsabilità. Forse  in molti tornerebbero al supermercato… ☺

 

  • Quale libro consigli?

 

Perché, i miei non li hai letti? Scherzo. Direi tutti quelli sui quali è possibile mettere le mani! Ultimamente sto rileggendo di Alvaro Masseini “Della Patagonia e altri sogni”, un libro di un amico che sento molto “mio”. Ma ce ne sono molti e il bello sta anche nello scoprirli.

 

  • Quale sito consigli?

 

Se per “sito” intendi un posto in particolare, ogni pescatore ne ha uno preferito. Io ho nel cuore un certo punto del Malleo, un fiume della  Patagonia, ma è un po’ fuori mano, non trovi? E dunque suggerirei più siti fluviali che telematici… fanno bene al fisico, allo spirito e  non ci si arrabbia ☺

Pace e bene

Roberto Daveri