Club pesca a mosca a Saronno

La sommersa

Nel mondo della pesca a mosca moderna, gli appassionati fanno uso di svariate tecniche, sempre attenti ad ogni novità che questo enorme mondo ci offre, perdendo di vista quella che è stata fin dai primordi l’origine della PAM stessa, intendo dire canna, coda, finale ed un’imitazione sommersa che ha prodotto catture per secoli, poi, questo metodo essenziale anche per la pesca dei grandi salmoni, è andata sempre più in disuso fino ai giorni nostri, rimanendo la tecnica di pescatori datati ed anzianotti.

E’ un vero peccato, perché si perdono così ottime possibilità di risolvere la negatività di altre tecniche.

Voglio raccontare un’esperienza che ha segnato la mia di pescatore, circa trent’anni orsono, ero un PAM alle primissime armi, quando recandomi al fiume Trebbia a Gorreto, passando davanti ad un’osteria, Francesco ed io, notammo una vecchia canna da mosca rappezzata con nastro isolante, appoggiata al muro, dopo un breve cenno d’intesa entrammo, quattro anziani giocavano a carte, ed uno solo di loro calzava stivali a coscia, in breve, chiedemmo al pescatore se fosse stato possibile seguirlo durante la sua pescata.

Angiolino, così si chiamava, ultraottantenne con una vita trascorsa sul suo fiume pescando a mosca, tecnica appresa da un signore inglese che lo aveva adottato come guida e portatore di una botticella a zaino dove mantenere vive le trote catturate.

Sul greto montò la canna con una lenza dalla quale pendevano tre moschine insignificanti, e mentre camminava, con movimento sapientemente misurato, volteggiava la coda come una bandiera, scrutando l’acqua con sguardo acuto, poi ad un tratto diceva: “Adesso prendiamo quella “, lanciava le tre moschette e la canna si fletteva, le trote finivano in cestino di vimini, non prima di essere state accuratamente osservate.

Sono passati tanti anni da quel pomeriggio, e siamo ancora grati a quel vecchio per la lezione di semplicità, disponibilità senza spocchia, dandoci la consapevolezza che questo quasi banale modo di pescare, attivo ma anche rilassante, consentiva catture che forse in altro modo non sarebbero state possibili.

Ebbene le mosche di Angiolino altro non erano che essenziali spider, corpo in seta dai colori rosso, giallo, verde, azzurro, beige e nero, con un collarino di pernice, starna, beccaccia e simili, da allora, queste imitazioni hanno avuto un ruolo privilegiato nelle nostre fly box ed impiego nelle nostre azioni di pesca, esse sono così famose che nel nostro club ed amici PAM, quelle dal fascino misterioso ed intrigante si chiamano da sempre ANGIOLINE.

Purtroppo, personaggi così si sono estinti ma ci hanno lasciato un patrimonio di grande valore, già nel secolo scorso il francese de Boisset, scriveva un libro dal titolo “ la riscoperta della mosca sommersa “ dando grande risalto all’efficacia ed alla grande bellezza di tale metodo.

Concludendo questa chiacchierata, mi sento di dare un suggerimento, tornate alle origini con fiducia, non resterete delusi è il magico mondo della pesca a mosca.

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